Ci ritroviamo molto spesso a fare un lavoro di “frontiera” e il nostro ruolo dipende molto spesso dalla cultura interna alla struttura stessa. Molti, soprattutto gli operatori che sono impegnati con la gestione dei bisogni della vita quotidiana di ogni ospite, ci vedono come coloro che devono risolvere tutti i problemi: calmare il paziente che urla o rendere “meno ansiosa” un’ ospite agitata. Dunque la prima “battaglia” da affrontare è lavorare per qualificare la nostra identità professionale all’interno della struttura. Lo psicologo, all’interno di una RSSA, si prende cura dei vari bisogni della persona assistita svolgendo, pertanto, un ruolo di collegamento tra i bisogni sanitari, funzionali, assistenziali ed emozionali, relazionali e sociali.

La dimensione sanitaria, lo stato funzionale e la qualità di vita di un anziano fragile dipendono dalla qualità del dialogo tra la sfera biologica e quella psicologica, qualunque sia il grado di avanzamento della patologia. Le persone che entrano in struttura sono portatrici non solo di bisogni assistenziali e sanitari, ma anche e soprattutto di bisogni psicologici derivanti, molto spesso, dalla consapevolezza della fragilità del proprio corpo, dalla riduzione delle autonomie e dall’incombere del senso di morte. Lo psicologo è chiamato a prendersi cura dell’anziano fragile, ad aiutare il paziente ad adattarsi alla nuova realtà istituzionale e ad aiutarlo ad elaborare non solo il trauma dovuto alla deprivazione di autosufficienza inflitto dalla malattia, ma anche ad elaborare la apparente separazione dai  legami di appartenenza.

L’assistenza all’anziano fragile, le cui problematiche assumono livelli di alta complessità, non si può improvvisare, per cui la sua gestione richiede una qualifica da parte di chi lo assiste. In modo particolare si vuole sottolineare come l’ingresso in struttura, essendo un momento molto delicato per l’anziano e per la famiglia, richiede una sinergia di competenze e di confronto tra le varie figure professionali. L’anziano che entra in struttura si ritrova innanzitutto in un ambiente nuovo, estraneo e con molti operatori dell’équipe che sono lì pronti a cogliere più informazioni possibili. Da quel momento in poi l’anziano cambierà il modo di vivere la sua quotidianità sia da un punto di vista pratico-organizzativo, sia da un punto di vista psicologico-relazionale. Ma anche la famiglia vive un momento molto difficile. Deve elaborare, infatti, il proprio senso di colpa, in quanto nell’immaginario di molte famiglie, accompagnare il proprio caro in struttura equivale ad un abbandono. In realtà ci rendiamo conto quanto all’interno della struttura noi operatori, seppur con livelli e competenze diverse, ci occupiamo soprattutto dell’assistenza all’anziano fragile, dall’igiene personale, alle cure mediche e assistenziali. Di sicuro lo psicologo si ritrova a vivere con l’ospite momenti di colloqui in cui l’ospite parla di sé, della sua famiglia, degli anni passati, di come il tempo, la malattia o la semplice vecchiaia hanno ridotto le autonomie e la vitalità di un tempo o, a volte, del suo malcontento dell’essere in struttura “nonostante la presenza di molti figli a casa”.

Ma quello su cui si punta è il miglioramento della qualità della vita che avviene grazie ad un lavoro reciproco tra équipe e famiglia. Come équipe multidisciplinare si fornisce la giusta assistenza e si permette alla famiglia di essere presente con il proprio affetto, con il proprio calore emotivo che, seppur presente nel nostro lavoro, non andrà mai a sostituirsi a quello dei cari. Molto spesso, come psicologi, ci si ritrova a fare dei colloqui anche informali con i parenti che esprimono il senso di colpa per aver portato il proprio parente in struttura e si lavora insieme su un obiettivo comune che è quello del miglioramento della qualità della vita e di rendere dignitosa l’esistenza del proprio caro, per cui si sottolinea che la RSSA rappresenta il luogo in cui si possono fornire cure più specifiche e assistenza giornaliera qualificata. A tale proposito è utile sottolineare come nell’ottica dell’assistenza e del miglioramento anche della qualità della vita molto spesso la nostra struttura offre la possibilità di effettuare ricoveri brevi finalizzati, ad esempio, alla riabilitazione fisica di alcuni pazienti dopo aver subito fratture e interventi per cui cerchiamo di dare sollievo alle famiglie occupandoci quotidianamente della cura e dell’assistenza dei propri familiari.

 

Dott.ssa Marilisa Acella