Carneade, chi era costui?”. Luisa, che ha quasi 100 anni, mi risponde così quando le chiedo di dirmi il nome dell’anziano che tutti i giorni le siede accanto ormai da tempo. La verità è che non lo ricorda poiché l’esperienza attuale, quotidiana, le scivola via dalla memoria come acqua che scorre, passa ma non lascia tracce. Eppure Luisa continua a sfoggiare la sua grande cultura perché quella non passa (almeno per il momento) e questo è forse l’aggancio per mantenere in esercizio il suo cervello, perché la sua capacità di “pensare” non si dissolve nelle nebbie della Malattia di Alzheimer. Per noi che la osserviamo, è bello; il nostro lavoro ha infatti, come protagonisti, delle donne e degli uomini che hanno vissuto gran parte della loro vita e che ora sono in una situazione di grande fragilità.

Ciascuno di loro ha profuso le proprie forze ed energie nello svolgimento di un lavoro e nella crescita dei propri figli, ha lottato, ha sudato, ha pianto ed ha gioito. Ora sono intrappolati in una patologia spietata. Ognuno ha un passato che merita di essere rispolverato, un presente da vivere ed un futuro che, per quanto buio possa apparire, necessita di fari che lo illuminino.

Ecco allora che ogni giorno vengono aperte scatole diverse che racchiudono eventi, persone, oggetti e… studi. Perché studi? Gli studi sono legati alla paziente sopra citata. Luisa è una donna che ha studiato tanto nella sua vita, ha frequentato la facoltà di Lettere in una città diversa da quella in cui è nata ed è stata una professoressa di Latino e Greco. È sempre molto composta negli atteggiamenti e si rivolge sempre a tutti con modi gentili. Talvolta capita che ci parli di quanto l’unione e l’amore tra due persone siano importanti nella vita di ciascuno, altre volte ritorna professoressa e descrive quanto siano fondamentali il Latino e il Greco nella comprensione dell’italiano e pone al centro delle sue lezioni, l’educereovvero il tirar fuori dagli altri, come lei stessa afferma. Declina il sostantivo mater e per ciascun caso, fa un esempio. Oggi è lei a proporre un esercizio: scrivere parole che inizino con le cinque vocali: “Se ad esempio, tu dedicassi cinque pagine ad ogni lettera, avresti sempre modo di aggiungere e scrivere tutte quelle parole che ti vengono in mente, ad esempio a… amare, ascoltare…”. Pensiamo che la sua caratteristica peculiare sia il suo modo di sfogliare i libri: oggi ha difficoltà a leggere ma tiene in mano quei libri come se fossero dei grandi gioielli e sfoglia le pagine allo stesso modo in cui noi ogni giorno, sfogliamo la sua e le vite degli altri.

 

Dott.ssa Luigia Tatiana Porcelli