Il ruolo dello psicologo in RSSA: un ruolo complesso (ultima parte)

La specificità del lavoro psicologico con l’anziano e con la sua famiglia è incentrata sulla capacità di vedere  utilizzando il terzo occhio e di sentire col terzo orecchio. La grande sfida è costituita dal provare a garantire la migliore qualità di vita possibile a persone con malattia di Alzheimer di livello grave e con altre forme di demenza altrettanto complesse. Dunque il lavoro con questi pazienti rappresenta per noi un rinnovato obiettivo da raggiungere. Si assiste innanzitutto ad un appiattimento sul tempo presente. Il malato di Alzheimer infatti,  tende a vivere un’unica dimensione temporale: il presente. Il passato è vissuto come presente e il futuro è ignorato; si nota inoltre, un appiattimento emotivo in seguito al quale difficilmente questi individui esprimono emozioni.

Ci ritroviamo ad entrare in uno spazio in cui il senso di spersonalizzazione e di angoscia di alcuni regna sovrano. Uno dei modi attraverso cui cerchiamo di entrare in contatto con loro è la validation therapy, proposta da Feil nel 1967. Si tratta di una tecnica attraverso cui il terapista cerca tramite l’ascolto, di conoscere la visione della realtà da parte del paziente. Tentiamo quindi, di entrare nel “suo” reale per poi riportarlo con le nostre braccia, sul piano di realtà. Per raggiungere tali scopi, poniamo attenzione in primo luogo al nostro linguaggio: utilizziamo parole semplici, concrete e non minacciose ed un tono di voce chiaro, lento e empatico.

Fondamentale in questo setting risulta essere anche l’utilizzo della doll therapy. Questa terapia, ideata dalla psicoterapeuta Britt Marie Egedius Jakobsson alla fine degli  anni ‘90 nell’ambito di un programma di intervento per il suo bambino autistico, prevede che il soggetto utilizzi una bambola mediante la quale egli ha la possibilità di rivivere le proprie esperienze di infante, di genitore o di nonno, di esternare le proprie emozioni e di ricevere stimoli per la relazione interpersonale. È sorprendente come dinanzi ad una bambola alcuni nostri ospiti si “animino”, si facciano lunghe chiacchierate, interagiscano e giochino considerando la bambola un bimbo reale. In quel momento tornano ad essere padri, madri, nonni e nonne che accudiscono amorevolmente e gelosamente i loro figli ed i loro nipoti. Abbiamo constatato anche che l’ascolto della musica ed in modo particolare di brani della loro epoca, pertanto a loro familiari, ha un effetto positivo sui nostri ospiti. Non si tratta di una vera e propria musicoterapia ma solo di un momento di socializzazione e di piacere condiviso nell’hic et nunc, in cui notiamo il loro rilassamento. I livelli di ascolto sono differenti e quindi variano da paziente a paziente.

Talvolta poi, per alcuni di loro risulta estremamente difficile esprimersi in modo adeguato in quanto presentano una forte compromissione della funzionalità linguistica. In questi casi tentiamo di comprendere che cosa ci sia al di là delle loro “non parole”: a volte può trattarsi di richieste di soddisfazione di bisogni come quelli fisiologici. Osservandoli attentamente ed effettuando vari tentativi, abbiamo notato che sono molto attratti dai colori e a tale proposito presentiamo loro dei semplici stimoli colorati come costruzioni o anche libri dai colori vivaci che loro tendono a toccare.  Stimoli complessi risulterebbero per loro difficili da cogliere e da impiegare.  Alcuni manifestano poi delle stereotipie che cerchiamo di attenuare impegnandoli in attività di “arteterapia” intesa come la libera espressione degli affetti attraverso il colore o il collage o altre forme di espressione. Ecco allora che essi diventano produttori di piccole ma grandi “opere” che custodiamo gelosamente. Questo rappresenta infatti, un loro modo di esprimersi, oltre che un loro prodotto che necessita di essere interpretato. Sfogliamo allora le pagine dei loro “libri di disegni” allo stesso modo in cui sfogliamo quotidianamente le pagine della loro vita passata con le nostre mani, le loro e quelle dei loro cari.

 

Dott.ssa Marilisa Acella e Dott.ssa Luigia Tatiana Porcelli

By | 2018-04-19T17:08:41+02:00 Aprile 19th, 2018|Neuropsicologia|0 Comments

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