Provate per un istante a chiudere gli occhi e ad immaginare di non essere più in grado di esprimervi in maniera adeguata e corretta con le parole. Lo sgomento, la paura e la rabbia comincerebbero allora a pervadere i vostri animi e a provocare in voi un forte senso di isolamento dal mondo che vi circonda.
Negli stadi avanzati della malattia di Alzheimer accade anche questo. Il linguaggio risulta essere impoverito, la capacità di intrattenere una conversazione con un’altra persona viene meno e difficoltà nell’eloquio subentrano. Le frasi sono più corte ed il vocabolario è limitato. Una questione allora emerge in maniera preponderante: che cosa si può fare per cercare di comunicare e di comprendere tali anziani? Si tratta di una questione che coinvolge svariate figure ed in particolare sia i parenti/amici di queste persone, sia le figure professionali che entrano quotidianamente in contatto con loro. Il contatto assiduo con un paziente ti permette di comprenderlo meglio e di capire attraverso quali modalità egli sta cercando di esprimere i suoi bisogni e le sue esigenze.
Con Michele, il protagonista di questa nuova storia, abbiamo avuto modo di conoscere queste difficoltà e di cercare delle soluzioni per porvi rimedio. Egli è un uomo di 75 anni che nella sua vita ha lavorato duramente. Ha una moglie e molti figli che ora non abitano più nella sua stessa città e che sono molto distanti. Quando sua moglie ed i suoi parenti vengono a fargli visita, sorride e talvolta piange dinnanzi ai figli che non vede da tanto e che sa che tra poco partiranno. Ha il morbo di Alzheimer. Esprimersi in maniera adeguata è per lui estremamente difficile: alle nostre richieste risponde, in un primo momento con delle parole incomprensibili, e successivamente, quando si rende conto di non essere in grado, ci dice: “Non mi viene la parola”; talvolta alza anche il tono della voce. Con il passare del tempo abbiamo imparato a comprenderlo: siamo riusciti a capire cosa ci fosse al di là delle sue grida. Dopo averlo osservato a lungo ci siamo resi conto di quanto sia importante per lui la libertà di movimento: la possibilità di spostarsi liberamente nella sala con la sua carrozzina, la possibilità di partecipare ad attività occupazionali spontaneamente. Bisogna rispettare i suoi tempi, come è successo oggi: ha visto una signora colorare attorno al tavolo con noi e si è avvicinato dicendo di volerlo fare anche lui. La sua caratteristica peculiare è il suo modo di ridere alle nostre battute e ai nostri scherzi: la sua è una risata che vale più di mille parole non dette.
Dott.ssa Luigia Tatiana Porcelli
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